La Voce di Lovere
Anno 64, numero 2
Aprile 2011




La Voce di Lovere, Aprile 2011
150° anniversario Unità Italia
La celebrazione ufficiale

Giovanni  Guizzetti
 
LA CELEBRAZIONE UFFICIALE

Il discorso del Sindaco


Un saluto cordiale a Voi tutti, alle autorità civili e militari, al Presidente della Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi ed ai tanti Sindaci presenti, la cui pronta adesione all’invito per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia rende palpabile il senso di appartenenza ad un territorio comune.
Un saluto ed un grazie alle Associazioni combattentistiche che hanno contribuito, con rinnovato entusiasmo, all’organizzazione di questa manifestazione così nuova ed unica, dando quindi ancora una volta testimonianza che la loro presenza sul nostro territorio non è enfasi retorica o rituale cerimoniale di un passato, ma richiamo vivo di valori ancora attuali e spendibili.
Un saluto cordiale infine ai cittadini ed ai giovani che oggi sono qui a sottolineare il loro legame di affetto, rispetto ed amore alla nostra Patria.

Il processo di unificazione
Il 17 marzo 1861 il primo Parlamento nazionale eletto proclamava Vittorio Emanuele II Re d’Italia. Si compiva così un processo storico che, a partire dai primi moti carbonari del 1820, in quarant’anni, aveva portato a riunire in un unico Stato gran parte delle Regioni d’Italia. Il processo di unificazione si completerà con la liberazione del Veneto, del Lazio con Roma e, molti anni dopo, del Trentino e Friuli Venezia Giulia.
Ed ancora ci sarà bisogno di un nuovo Risorgimento con la Resistenza per una nuova riunificazione. Quell’idea di nazione e di terra unica che aveva trovato nell’Italia delle Signorie il suo primo germoglio facendo leva sulla lingua e sulla tradizione storico culturale comune come elemento unificante, ma senza trovare sostegno in un vero e proprio progetto politico, alcuni secoli dopo trovava finalmente compimento.
Se non si può negare che l’unificazione d’Italia fu un movimento guidato dall’alto, dal Regno Sabaudo, nello stesso tempo è vero che molti furono gli uomini e le donne che parteciparono al Risorgimento in un moto spontaneo, spesso con visioni diverse sugli assetti del nuovo stato da costruire, una volta cancellata la dominazione straniera ed abbattuti i vecchi regimi assolutisti ed oppressivi, ma in definitiva con un unico desiderio: quello della unificazione. È giusto che in occasione del centocinquantenario si rievochino i termini di una complessa dialettica tra moderati e democratici, sostenitori della Monarchia e ardenti repubblicani, difensori di una visione centralistica e teorici del federalismo: una dialettica che fu arduo comporre in quello sforzo convergente per l’Unità che rappresentò il miracolo della guida di Cavour e permise la vittoria finale.
Ma, nonostante le divergenze, le parole ed i sentimenti autentici, vissuti, patiti che attraversarono la vita di tutti i protagonisti e con essa l’intero Risorgimento, furono: libertà, unità, nazione, Italia. Il Risorgimento fu quindi un unico, vero moto popolare.
E valgono per l’oggi come per allora le parole pronunciate dal Presidente Napolitano in occasione della sua recente visita a Bergamo: “Mi ha commosso lo sventolìo delle bandiere che ho visto qui perché mi conferma che in quel Tricolore possiamo tutti riconoscerci senza che nessuno debba rinunciare a nulla delle sue idee e delle sue convinzioni”.
E a queste parole, l’applauso del Donizetti è stato veramente caloroso e prolungato.

A noi il compito di ricordare
A noi oggi è affidato il compito di ricordare i 150 anni dell’Italia unita, ripercorrere e rammentare fatti studiati sui testi scolastici, quando si rimaneva ammirati dalle gesta di Garibaldi, così grande perché così semplice; dalla raffinata astuzia e nello stesso tempo dal realismo di Cavour; dalla volontà, tutta sabauda, di Vittorio Emanuele e dalla caparbia e ostinata convinzione repubblicana di Mazzini.
Ma il nostro compito non sarebbe svolto bene se ci fermassimo alla mera commemorazione di quei fatti, seppure decisivi.
Queste date, 1861 - 2011, devono aiutarci a ripercorrere i 150 anni della nostra Italia, oggi Repubblica democratica, per riconsegnarci un concetto di Patria nella quale valga ancora la pena di profondere il nostro più sincero senso civico, ciascuno per i ruoli che è chiamato a svolgere, le nostre migliori risorse, umane e mentali, la nostra migliore disponibilità, il nostro più alto altruismo.
Per questo abbiamo voluto dar vita al Comitato per la Celebrazione del centocinquantenario con il compito di favorire la sensibilizzazione civile e storica dei cittadini di tutte le età, nei confronti di un evento così importante, attraverso la promozione e l’organizzazione di varie iniziative atte a fare memoria del cammino che portò alla nascita del nuovo Stato. L’obbiettivo è quello di costruire un percorso progettuale nel quale possano confluire le proposte delle Istituzioni, delle Associazioni culturali e degli Enti pubblici rivolte alle varie sensibilità, interessi e fasce d’età della popolazione.
Avremo quindi diverse proposte, rivolte soprattutto ai giovani e distribuite su tutto il 2011: dall’istituzionale allo storico-culturale, dal turistico allo scientifico, dal musicale al teatrale ed all’arredo urbano.
Le varie iniziative stanno per essere messe a punto e verranno comunicate in modo diffuso.
Sul bel monumento alla Libertà che i Loveresi vollero nella Piazza principale del paese, oggi Piazza Tredici Martiri, sta scritto: “Ai prodi loveresi che sacrarono la loro vita all’indipendenza ed all’unità della Patria”.
Ma chi e quanti furono questi prodi? Cosa fecero?

I Loveresi nelle varie fasi del Risorgimento
Sono stati tanti i Loveresi che presero parte e vissero in presa diretta le varie fasi del Risorgimento.
Tanti e più di quel che si potrebbe pensare, a testimonianza che il nostro paese, anche in questa fase storica, ha saputo dare un importante contributo non solo al nostro territorio, ma all’intera Nazione.
Centosessantatré è il numero di coloro che, a vario titolo ed in varie campagne, presero parte attiva alla riunificazione d’Italia.
Molti sono cognomi tipicamente loveresi o del territorio circostante: Tarzia, Taccolini, Macario. Zitti, Zanella, Veschetti, Stoppani, Scarpini, Scalzi, Rillosi, Ottoboni, Lanzi, Luna, Mondinelli, Gerosa, Foppoli, Cretti, Corna, Conti, Cottinelli, Pennacchio, Petenzi, Balada, Acquisti, Bonotti, Bertolotti, Bertolazzi, Cadei, Celeri, Bazzini, Ziliani; altri portano cognomi non più presenti a Lovere. Cinquantadue parteciparono ai fatti del 1848, la Prima Guerra d’indipendenza; due presero parte alla Campagna di Novara nel 1849 con la disfatta che precedette l’armistizio; Giuseppe Colombo partecipò alla difesa di Roma; tre, Enrico Banzolini, Antonio Stoppani e Camillo Tommasi, parteciparono all’assedio di Venezia con Niccolò Tommaseo e Daniele Manin; quarantacinque di essi presero parte alla Campagna di Lombardia durante la seconda guerra d’indipendenza nel 1859; sette parteciparono ai fatti di Cedegolo nel 1848; cinque parteciparono alla Campagna dell’Italia meridionale e penso sia doveroso ricordare i loro nomi: Antonio Balada, Alessandro Celeri, Aronne Foppoli, Antonio Verzi, Felice Ventura Gregorini che prese parte anche alla Campagna del 1859 nei Cacciatori delle Alpi sullo Stelvio ed alla seconda Spedizione appunto in Sicilia nel 1860; combattè a Milazzo ed al Volturno, meritando una menzione al merito.
Alla Terza Guerra d’indipendanza del 1866 presero parte, nei Cacciatori delle Alpi, 16 nostri concittadini; tra di essi merita una menzione particolare Girolamo Volpi nato al Lovere nel 1848; fece la campagna con Garibaldi a Bezzecca e Monte Suello nel 1866 e fu presente a Mentana nel 1867 dove si meritò sul campo il grado di sottotenente e dove venne ferito. Abba, nel suo volume “Da Quarto al Volturno”, accenna ad un tenente Baroni di Sovere, ferito al capo nella battaglia di Maddaloni.
Da Lovere infine partirono in tre per la spedizione dei Mille di Garibaldi: Ferdinando Bianchi nato a Bergamo nel 1838 e Napoleone Zanetti nato a Padova nel 1837 le cui famiglie da tempo risiedevano nel nostro paese ed il loverese Giuseppe Volpi di Eugenio ed Elisabetta Grassi, nato il 4 ottobre del 1843.

Fortunato Zitti primo Sindaco di Lovere
Oggi l’itinerario del corteo ha volutamente seguito un percorso risorgimentale. Da Piazza Garibaldi, prospiciente Palazzo Tadini che ospitò il generale nell’estate del 1859 in una delle fasi più delicate della Campagna di Lombardia con le sanguinose e vittoriose battaglie di Solferino e San Martino ed il successivo armistizio di Villafranca che interruppe l’avanzata dei suoi Cacciatori delle Alpi verso il Trentino, passando per Piazza Tredici Martiri con il monumento all’Unità d’Italia eretto nel settembre 1881, grazie alla munificenza di Enrico Banzolini difensore di Venezia, a Via dottor Fortunato Zitti, dove abbiamo scoperto la nuova targa della via intitolata al primo Sindaco di Lovere dell’Italia unita. Il dottor Zitti fu Sindaco fino alla sua morte avvenuta nel 1867 e si adoperò per evitare il passaggio della Valle Camonica alla provincia di Brescia; fino ad allora la Valle era infatti territorialmente bergamasca.
Con lungimiranza si era reso conto che il distretto delle valli ferrifere che facevano perno su Lovere e sulla capacità del suo stabilimento di trasformare le materie prime provenienti dalle valli circostanti, Camonica, Seriana, Scalve, in preziosi manufatti di ferro ed acciaio, avrebbe avuto un riflesso negativo con lo smembramento della Valle Camonica dalla provincia di Bergamo. Perorò la causa attraverso una pubblicazione intitolata “Lovere e le valli ferrifere di Lombardia nei riguardi del più opportuno riordinamento amministrativo-giudiziario; memoria raccomandata agli onorevoli membri del Parlamento nazionale”. L’originale è conservato oggi nella biblioteca dell’Università di Harvad, nella sezione dedicata al Risorgimento italiano. La nuova targa a lui dedicata pone rimedio ad una intitolazione precedente errata per cui via Fortunato Zitti era diventata via Fratelli Zitti.
Oggi in occasione del centocinquantenario abbiamo doverosamente rimediato e riconsegnato al primo Sindaco la titolarietà della via che i Loveresi vollero dedicargli.

Giuseppe Volpi “garibaldino”
Attraverso il Borgo si è incrociata Via Felice Cavallotti e si è giunti in Piazza Vittorio Emanuele II da cui si dipartono le Vie Cavour e Mazzini. Attraverso il saluto con l’alzabandiera al Sacrario dei Caduti, sempre più custode della memoria loverese delle due guerre mondiali, si è giunti a Rampa Giuseppe Volpi dove ci accingiamo a scoprire la nuova targa dedicata a questa figura di indomito loverese che all’età di 16 anni si arruolò con altri bergamaschi che andarono a costituire il nerbo della spedizione garibaldina. Dei Mille che salparono da Quarto oltre 400 erano lombardi e ben 178 i bergamaschi, in gran parte giovani; altre centinaia da Bergamo raggiunsero poco dopo in Sicilia le fila garibaldine, partecipando alle battaglie di Milazzo e Volturno.
Figlio di un agiato commerciante, Giuseppe Volpi frequentò dal 1853 al 1857 il nostro secolare Ginnasio, ora intitolato a Decio Celeri “e vi si distinse per attenzione intensa, intelligenza pronta ed aperta, ottima condotta ed apprendimento”, come si legge nei registri della scuola.
Probabilmente proprio al Ginnasio maturò quei sentimenti di patriota, se è vero che terminato da poco gli studi, fuggì da casa per arruolarsi a Genova con Francesco Nullo. Fu quindi uno di quei molti adolescenti (l’Abba li dice quasi tutti bergamaschi) che riuscirono, attraverso una severa scelta, ad essere ammessi alla spedizione che salpò da Quarto. Partecipò quindi a tutte le battaglie inquadrato nel 5° battaglione dove fu fatto prima caporale e poi sergente; si distinse per valore e disciplina tanto che l’Abba, nella sua storia della spedizione, lo cita associando il ricordo del commilitone a quello del luogo nativo “Volpi del Sebino”.
Menotti Garibaldi in una lettera conservata nel Museo del Risorgimento presso l’Accademia Tadini, nella quale si scusava con Battista Zitti, allora Presidente della Società Operaia, per non poter accettare l’invito a presenziare all’inaugurazione del monumento dedicato a suo padre , così scrive: “Tutta la mia riconoscenza alla patriottica Lovere colla sua bellissima popolazione che nelle lotte per l’indipendenza diede larga parte di sé coi suoi migliori figli. Ricordo con affetto tre compagni nei Mille tra i quali il Volpi, caduto poi eroicamente a Monte Suello”.
Fu congedato il 4 dicembre 1860 e ritornò a Lovere, rimanendo fedele alla camicia rossa, tanto che nel 1866 rispose all’appello di Garibaldi e si arruolò nei Cacciatori delle Alpi. All’inizio della campagna delle Giudicarie, nello scontro sanguinoso del 3 luglio a Monte Suello, fu ferito gravemente alla coscia sinistra.
Ricoverato all’Ospedale di Brescia, sopportò con forte Soanimo l’amputazione, ma il 30 agosto, a soli 23 anni, dovette soccombere. Fu decorato con medaglia d’argento al valore.
Con questa nuova targa, oggi Lovere gli restituisce con orgoglio, quel titolo di ”garibaldino” che lo contraddistinse per tutta la vita ed assieme a lui ricorda gli altri nostri caduti del Risorgimento: Lorenzo Ottini barbaramente trucidato a Malè nel 1848, Leopoldo Ottini morto a Varese nello stesso anno, Antonio Balada caduto al Volturno nel 1860. Viva l’unità d’Italia.
dott. Giovanni Guizzetti
Lovere, 20/03/11




 
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